Disinfestazione Reggio Emilia: insetti alieni e come affrontarli

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Disinfestazione Reggio Emilia: il crescente commercio internazionale favorisce l’introduzione di infestanti sconosciuti, che rispondono diversamente a trattamenti e clima. Come combatterli? 

Il tema della disinfestazione a Reggio Emilia si è fatto via via più delicato dal 2002 in poi. La crescente globalizzazione, che non conosce più limiti, ha avuto diversi effetti collaterali. Tra questi, uno dei più drammatici è la sconsiderata, inarrestabile diffusione di specie entomologiche e fitologiche che dilagano. Luoghi che mai avevano conosciuto la loro presenza si fanno ricettacolo di diffusione. Tra i diversi centri colpiti, la disinfestazione a Reggio Emilia si è fatta “gioco difficile” per via della diffusione di tre insetti infestanti. I danni economici e produttivi causati nel tempo richiedono una lotta precisa. Il giusto esperto può risolvere il problema.

Disinfestazione Reggio Emilia: 3 insetti infestanti fanno pesare il loro arrivo

La disinfestazione a Reggio Emilia, Modena, Parma, Mantova, Cremona ha conosciuto dal 2002 in poi serie e nuove minacce. Migliaia di persone impegnate nel settore agricolo e alimentare hanno visto nuovi insetti fare la loro comparsa.  Meraviglia e curiosità sono stati presto sostituiti da paura e preoccupazione per i loro investimenti.

I 3 insetti di cui si parla con maggiore preoccupazione sono di diverso tipo.

Il primo ad avere fatto capolino e strage è stata la vespa cinese del castagno, impegnato nella distruzione di castagneti dal 2002.

Il secondo ad avere invaso territori prima liberi è il moscerino giapponese, letale per la frutticoltura.

Il terzo è la cimice “diabolica” presente dal 2012 a Modena, estremamente dannoso poichè polifago interessato ai prodotti di piante da frutto, ornamentali, ortive.

Ed ecco la minaccia secondo le parole degli esperti che, dall’Università di Modena e Reggio Emilia, si sono impegnati a spiegare e a combatterne le conseguenze.

La vespa cinese del castagno Dryocosmus kuriphilus introdotta nel 2002 in Piemonte, dal 2008 in Emilia Romagna dove si è diffusa in tutti i castagneti. La lotta biologica a questo fitofago galligeno con il parassitoide specifico Torymus sinesis, importato dal DISAFA (TO), si è attuata in Emilia Romagna anche grazie all’autoproduzione dei parassitoidi, tramite la gestione di aree di moltiplicazione e laboratori di allevamento come quello allestito presso il Centro BIOGEST-SITEIA, Centro Interdipartimentale per il Miglioramento e la Valorizzazione delle Risorse Biologiche Agro-alimentari -, promosso dai Dipartimenti di Scienze Agrarie e degli Alimenti, Biologia Animale e Ingegneria dell’Informazione dell’Ateneo modenese reggiano. La progressione dei rilasci in campo dell’antagonista naturale presso castagneti selezionati da 12 (nel 2011), a 62 (2012) a 155 (2013) con 39 e 70 unità di rilascio prodotte in regione negli ultimi 2 anni, conferma che l’antagonista in Emilia Romagna si è ambientato e si riproduce. Nei prossimi anni altri rilasci in castagneto completeranno la copertura del territorio regionale per garantire l’instaurarsi dell’equilibrio tra antagonista e ospite e ridurre i danni a livelli accettabili.

Il moscerino Drosophila suzukii, nel 2009 in Trentino Alto Adige e in Emilia Romagna dal 2011, carpofago polifago con elevato potenziale riproduttivo, rappresenta una seria minaccia per la frutticoltura. Dal monitoraggio attivato nel 2010 è emersa un’ampia diffusione su tutto il territorio regionale con danni soprattutto su ciliegio e picchi di popolazione nei periodi freschi/umidi. Sono in corso prove di valutazione di strategie di gestione integrata a basso impatto ambientale.

La cimice “diabolica” Halyomorpha halys, rilevata per la prima volta in Italia proprio a Modena nel settembre 2012 grazie ad una raccolta didattica di insetti da parte di studenti del corso di Entomologia del nostro ateneo, si profila come il fitofago potenzialmente più dannoso, data l’estrema polifagia. In USA a pochi anni dall’introduzione si è rivelata tra i peggiori infestanti di varie piante da frutto, ortive ed ornamentali. Il sistema di monitoraggio attivato nel territorio a maggio 2013 mira a delimitare la presenza della cimice e individuare le principali specie ospiti in modo da delineare la potenziale incidenza economica.

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